sabato 7 aprile 2012

La course du Loup

La vetta in evidenza, senza alberi, mi chiamava da tempo.
All'attacco del sentiero il sole era già alto: nel bosco l'odore era fresco, di terra bagnata dalla neve in scioglimento sotto il manto di foglie omogenee. In salita il bosco appare fitto, ombroso, e nonostante gli alberi siano ancora spogli, i raggi del sole faticano a penetrarli. Dopo due ore di cammino tra i suoni di picchi neri, versi di rapaci in volo, avvistamenti di branchi di cervi e appostamenti alle tane delle arvicole, raggiunsi la radura in cima. Sole caldo ma aria sporca: il lago era avvolto da foschia densa. Vagavo tra le lingue di neve e le distese verdi tra un versante e l'altro: in pochi minuti il sole scomparve, nuvole grigie correvano basse sulle cime degli alberi e sulla lunga cresta, il vento investiva e superava ogni ostacolo, me compreso. Mi aggiravo tra un versante e l'altro finché il cielo si chiuse tutt'intorno. Quando avevo ormai deciso di raggiungere un riparo poco più giù, mi affacciai su una conca e di fronte a me, sul bordo opposto un'ombra scura sulle chiazze di neve: il mio sguardo incrociò quello di un Lupo. Immobile fissava ogni mio movimento anche se impercettibile, mi scrutava diffidente, con la testa bassa quasi a nascondersi. Attimi interminabili, il respiro sembrava fermo, nel silenzio della Montagna, sferzato dal Vento, sentivo il battito del cuore amplificato nel mio petto. Un attimo, poi afferro la fotocamera con la mano per immortalare l'incontro ravvicinato, ma il rumore a raffica dello scatto multiplo allertò l’esemplare che intraprese la sua inarrestabile ed infaticabile corsa fino a scomparire in pochi balzi dietro le rocce.

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